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La casa della salute


INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA SALUTE LIVIA TURCO

LA CASA DELLA SALUTE, LUOGO DI RICOMPOSIZIONE DELLE CURE PRIMARIE E DELLA

CONTINUITÀ ASSISTENZIALE

 

Roma, 22 marzo 2007

 

 Perché la Casa della salute?

Innanzitutto vorrei sgombrare il campo da un possibile equivoco: la Casa della salute non è un modello di riorganizzazione della medicina territoriale. E’ un’idea, un’opportunità, la proposta di una sperimentazione da condividere in un contesto di ascolto e valorizzazione delle tante esperienze territoriali. Non è qualcosa che abbiamo inventato a tavolino al Ministero, ma un’idea che cresce, che abbiamo raccolto e che sarà utile perchè si tradurrà in esperienze concrete.

Essa scaturisce da un bisogno forte dei cittadini che dobbiamo saper raccogliere oggi e non domani: quella della continuità della assistenza, di una medicina vicina ai cittadini, accessibile e fruibile.

Certo non siamo all’anno zero e, pur tra tante disomogeneità, esistono realtà in parte già avviate, talvolta di successo, che possono contare sull’impegno, la professionalità, la dedizione degli operatori e la capacità di buon governo e amministrazione di chi esercita responsabilità, ai diversi livelli. Potremmo citare, ad esempio, l’esperienza Toscana, a partire dalle Società della salute, quella Emiliano-Romagnola, con l’attenzione per i Piani di zona, quella del Friuli Venezia Giulia con i suoi distretti e i percorsi del paziente al loro interno, quella del Veneto, che ha privilegiato, tra l’altro, la valutazione multidimensionale del paziente con fragilità, il nuovo modello organizzativo della cure domiciliari del Piemonte, le esperienze di associazionismo medico in Basilicata.

E siamo consapevoli di aver citato solo una serie di esempi, che non raccontano e non rappresentano una realtà assai più diffusa e ricca. Proprio a partire da questa consapevolezza, dai prossimi mesi di Aprile e Maggio avvierò un viaggio nella medicina del territorio che c’è, per verificare di persona il tanto che è già stato realizzato e toccare con mano, per ciò che si può attraverso una visita, punti di forza e di debolezza, anche in preparazione della 1^ Conferenza nazionale sulle cure primarie e l’integrazione socio-sanitaria che si terrà a Bologna.

E’ indubbio che siamo di fronte ad una esperienza ricca, come è dimostrato peraltro dalla stesa composizione della spesa sanitaria che destina ormai pressoché stabilmente il 41-45% alla spesa ospedaliera e il 50-54% a quella territoriale, a conferma della maturazione di una forte consapevolezza che può essere considerata ormai definitivamente acquisita.

Ma nonostante tutto ciò, siamo in presenza di una estrema disomogeneità delle prestazioni, non possiamo dire che esistano modelli di riferimento, le risorse sembrano insufficienti a fronteggiare la presa in carico delle cronicità, il sistema fa fatica a prendere le misure della evoluzione dei bisogni assistenziali della popolazione, infine non siamo ancora in condizione di misurare in termini di soddisfazione dei bisogni assistenziali e di obiettivi di salute gli sforzi che mettiamo in campo. E, soprattutto, non possiamo non registrare uno scarto evidente tra i bisogni dei cittadini e ciò che riusciamo a mettere effettivamente in campo. Lo abbiamo verificato, ancora di recente, leggendo i risultati dell’ultima indagine multiscopo dell’Istat, effettuata su un campione di 60.000 famiglie. Non è casuale che il Patto per la salute punti proprio sulla qualità, e che in questo momento, d’intesa con le Regioni, stiamo predisponendo un testo di legge, da proporre al Parlamento, per il miglioramento della qualità e della sicurezza del Servizio sanitario nazionale. Siamo convinti che la stagione attuale, dopo la L. 833, l’aziendalizzazione, l’introduzione dei Livelli essenziali di assistenza sia la stagione della qualità e della sicurezza delle cure a partire dalla promozione della responsabilità e dalla valorizzazione delle professioni mediche e sanitarie, in un rapporto di alleanza non gerarchica, nell’ambito di una governance rinnovata del sistema che riconosca adeguatamente anche la partecipazione dei cittadini.

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