il S. Anna davanti a Cona
“il S. Anna davanti a Cona”
suggestioni del post trasferimento
di Angela Pardi
Relazione tenuta a Ferrara il 4 GIUGNO 2008
LA TRASFORMAZIONE CONSAPEVOLE
Quando Biagio Rossetti propone il progetto di crescita della città di Ferrara a Ercole I d’Este era assolutamente “consapevole” del
cambiamento che avrebbe generato. Altrettanto consapevole era Ercole 1° d’Este. Il Palazzo dei Diamanti e gli altri oggetti architettonici del quadrivio pensati dal nostro architetto dovevano e hanno poi effettivamente realizzato la nuova immagine della città tanto da entrare nell’immaginario collettivo e rimanervi per sempre. Riflettiamo sulla consapevolezza del cambiamento, sull’importanza della partecipazione ai processi di trasformazione urbana che in tanti altri casi hanno determinato passaggi condivisi da una situazione acquisita ad un’altra, anche del tutto nuova. Su questa partecipazione il forum vuole lavorare. Da un secolo ormai l’area oggetto del nostro interesse è per i ferraresi L’OSPEDALE ( nel 1910 si comincia a costruire l’ospedale sul sedime del Convento di S. Silvestro con progetto dell’arch. Filippo Galassi). Adesso diciamo: “cittadini ferraresi l’ospedale va a Cona!”
LA COMMISSIONE LUGLI
Abbiamo visto nel precedente incontro, illustrato da Davide Fabbri, cosa si è elaborato per
l’attuale area del S. Anna dopo il trasferimento a Cona dell’ospedale. Un gruppo di lavoro formato da: Azienda Ospedaliera S.Anna, Ausl, Università e Comune, denominata “Commissione Lugli”, ha elaborato un riassetto urbano che, senza entrare nel merito delle questioni particolari, è riassumibile in una proposta di distribuzione funzionale riconducibile alle tre macroaree: la cittadella della salute, l’area universitaria e infine c’è l’area intermedia proposta all’apertura alla città con finalità principalmente residenziali ma senza cristallizare univocamente questa destinazione.
GLI ESITI URBANISTICI DELLA COMMISSIONE LUGLI
La domanda è: quale cambiamento nell’uso della città comporta questa tripartizione? Spontaneamente verrebbe da dire: tripartizione vuole dire divisione in tre di
qualcosa che prima era un tutt’uno. In questo c’è un apporto di novità indiscutibile. La tripartizione sembra proporre tre sottoinsiemi dove ognuno al proprio interno gestirà il proprio patrimonio in termini di superficie , di volumi esistenti o da costruire. In realtà non è così semplice: solo la definizione dei confini fra le aree è cosa impossibile da concepire. Se leggo la tripartizione come una indicazione generale dove la specializzazione è imposta solo per alcune parti posso intravvedere molte possibilità di relazione e di contaminazione delle tre parti attraverso quello spazio centrale che può funzionare da cuscinetto, come qualcosa di spugnoso, plasmabile che allo stesso modo si relaziona con il resto della città, quella città che fin’ora era altro da sé: penso a tutte quelle attività, oltre alla residenza privata, che possono trovare luogo attorno ai servizi sanitari, all’università: ad esempio case protette, residenza universitaria, servizi ai dipendenti, attività indottte come bar, paninoteche, librerie, copisterie, negozi di sanitaria e farmacie….. A questo punto i limiti che fin’ora circoscrivono l’ambito di studio della Commissione Lugli si allarga al tessuto urbano più immediatamente circostante.
L’IMMAGINE AMBIENTALE
L’immagine ambientale che abbiamo tutti dell’area che fa capo al S.Anna è un ambito unico dove ci giriamo intorno con rari punti di penetrazione, senza possibilità di attraversamento. Poche persone sarebbero in grado di disegnare una mappa della composizione interna dell’ospedale, dei percorsi che la sottendono. Del rapporto fra pieni e vuoti ecc… ma nonostante questo tutti noi, in base alla propria esperienza, abbiamo di questa area una immagine fatta di simboli: il parco dell’anello, la chiesa al di là dell’ingresso, il padiglione delle malattie infettive dell’ing. Carlo Savonuzzi, il pronto soccorso, il Cubo, la camera mortuaria…. Tutte immagini collegate all’accessibiltà dalle strade di contorno. Cosa succederà poi?



L’ACCENTRAMENTO DEI SERVIZI SANITARI
In prima istanza, chiara nella sua organizzazione, c’è la cittadella della salute che in sintesi vuole dire “accentramento” di tutti i servizi sanitari e sociali, oggi sparsi nel territorio. A seguito di questo il cittadino dovrà riformare il suo sistema di orientamento nel territorio e da questo accentramento trarrà senz’altro il beneficio di una semplificazione: semplificazione dei percorsi, d
elle risposte alle proprie diverse esigenze, dell’orientamento fra i diversi servizi, della loro eventuale interrelazione ecc….troverò in un solo luogo il punto di informazione, la gestione degli appuntamenti, la risposta medica o sociale, trovo un percorso di assistenza medica completa, di base, attiva su tutte le 24 ore della giornata. Fatto sicuramente positivo e di guadagno rispetto alle condizioni attuali. Ma l’accentramento cela qualche problema: innanzitutto sulla mobilità. Affrontiamo prima la mobilità su gomma, privata. Si concentreranno nell’area congestionamenti e problemi di parcheggi di tutto un parco veicoli che da Piazzale Medaglie d’Oro e dall’asse Giovecca-Cavour cercheranno di arrivare all’area del S.Anna dal territorio extramura. Questo succederà in particolari fasce orarie della giornata, al mattino ci sarà il picco dell’affluenza degli utenti verso tutti i servizi. Su questo bisognerà fare attenzione progettuale, magari una progettazione urbanistica di concerto su tutto il centro cittadino potrà tenere conto della vicinanza di altre aree anch’esse oggetto di trasformazione: penso all’area della caserma fra via Cisterna del Follo e via Scandiana, penso alle proposte sull’asse Giovecca-Cavour abbozzate dal Pum appena comletato e in fase di consultazione….Bisogna individuare sistemi di trasporto pubblico in grado di scoraggiare la mobilità privata per rendere più sostenibile la città storica. Ferrara ha in aggiunta a questo discorso una peculiarità importante, positiva che va supportata: l’uso di un mezzo di trasporto privato perfettamente sostenibile: la bicicletta. Per arrivare al S.Anna non ci sono percorsi ciclabili organizzati, messi a rete ma soprattutto sicuri. Su questo c’è molto da lavorare.
L’AMPLIAMENTO DELL’UNIVERSITA’
In seconda istanza dedicare tutta la parte a nord a destinazione universitaria vuole dire mettere in stretta relazione i due lati di via Fossato di Mortara che, per
questa ragione, probabilmente, specializzerà il suo ruolo in strada di servizio alla zona universitaria, vi si svilupperà un indotto specifico…dato dalle attività commerciali di servizio o forse una forma di ricettività privata, extralberghiera che trasformerà le abitazioni attuali, forse bisogna ripensare l’immagine stessa della strada, tutte questioni che metto sul tavolo per verificare se effettivamente meritano degli approfondimenti.

LA RIPROGETTAZIONE DELL’AREA CENTRALE
In terza istanza la tripartizione introduce un elemento nuovo: l’apertura alla città della fascia centrale supportata da una nuova strada, oggi inesistente, di collegamento fra via Rampari di S. Rocco e via Mortara: fra la cittadella della salute e la zona universitaria ci sarà tutta un’area che si apre alla visibilità e alla fruizione del cittadino e l’intervento privato lavorerà qui in concomitanza con la realizzazione delle opere pubbliche di cui abbiamo parlato fin’ora. Come ci si dovrà misurare con il progetto di questa area? Quali le
destinazioni, quali le caratteristiche? Mentre per le altre due aree rileviamo una proposta di continuità con l’esistente, tanto che possiamo dire che non ci sarà nessun lutto o perdita per i trasferimenti previsti, per la zona centrale la portata della proposta e assolutamente innovativa: ci sarà qualcosa che fin’ora non c’è mai stato e se anche il soggetto attuatore sarà privato, poco ci importa, la sua finalità pubblica data dall’importanza del luogo di intervento, ne qualifica la progettazione urbanistica a monte come atto di alto valore sociale. 

LA DEMOCRAZIA URBANA
L’obiettivo dell’incontro di oggi è senz’altro quello di aggiungere un altro tassello alla conoscenza di quello che succederà ad una parte importante del nostro centro storico. La conoscenza e l’informazione sono per noi ve
coli del benessere della collettività. Ma non solo questo: quello di cui sentiamo la necessità e la strada che vogliamo intrapprendere e quella verso la “democrazia urbana”. Tempo fa si diceva dell’urbanistica partecipata ma oggi le condizioni sono diverse: a partecipare non è il cittadino in quanto utente diretto ma cittadino in quanto diretto interessato alla propria città. Cerchiamo il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini, dei professionisti in tutti i settori che in un qualche modo hanno interferenza con il tema, per poter trovare un dialogo con le competenze amministrative che avvieranno la programmazione urbanistica sull’area del S. Anna. Vorremmo arrivare alle soluzioni per la nostra città attraverso meccanismi di partecipazione e consutazione che, magari, ci portino ad evitare decisioni vincolistiche dall’alto ma allo stesso tempo non vorremmo lasciare acriticamente totale libertà al privato che interviene. La questione aperta è l’individuazione degli strumenti operativi che garantiranno la QUALITA’ URBANA : un piano urbanistico per tutta l’area, si è parlato anche della STU, il concorso di progettazione su tutta l’area considerata, se preparato adeguatamente, può essere un mezzo per garantire una progettazione consapevole e di qualità. I soggetti che interverrano sull’area del S. Anna, siano essi privati o pubblici, architetti o operatori del settore sanitario, immobiliare ecc… dovranno concordare in una “mission”: il rispetto, la valorizzazione dell’area del S.Anna in quanto bene della collettività, il rispetto dell’autenticità del bene pubblico su cui si interviene in tutta la complessità contestuale che pone senza impedire aspetti innovativi che il progetto di trasformazione urbana può apportare.
